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Il prestigioso Premio Carlo Magno, che la città di Acquisgrana (Germania) conferisce ogni anno a una personalità di spicco dell’integrazione europea, è stato conferito per il 2016 al Santo Padre Francesco a motivo dei “suoi sforzi per promuovere i valori europei della pace, tolleranza, compassione e solidarietà”. 

Papa Francesco riceve il Premio Carlo Magno 2016

European Parliament, 2016

Francesco ha colto l’occasione per alimentare il dibattito profondo sul senso dell’Europa unita oggi. L’analisi non può che partire dallo stato di grave crisi che è sotto gli occhi di tutti, ma subito il Papa ricorda che l’Europa è abituata a rialzarsi e trasformare al meglio le pagine più brutte della sua storia. Ricorda che la “Famiglia di popoli” che è l’Unione europea non è nata per costrizione, ma per libera scelta del bene comune, grazie al coraggio e alla lungimiranza dei Padri fondatori.

Cosa succede ora all’Europa? È come una “nonna”, una comunità decaduta, che sembra incapace di generare e creare, che cede all’egoismo, all’utilitarismo e alla tentazione di erigere nuove recinzioni (dai respingimenti in mare, al filo spinato alle frontiere, ai lavori di “protezione” del Brennero). Per uscire da questa situazione, occorre che l’Europa reagisca con “sforzi creatori che siano all’altezza dei pericoli che la minacciano”, per usare le parole di Robert Schuman.

Il Pontefice indica la necessità di una trasfusione di memoria, ovvero di ispirarci al passato per affrontare con coraggio i nostri giorni, aggiornando l’idea di Europa. Gli ingredienti che il Papa individua sono molto semplici e – a ben guardare – nemmeno troppo astratti. La rinascita dell’Europa passa curando tre capacità: INTEGRARE, DIALOGARE, GENERARE.

L’integrazione, il dinamismo e la multiculturalità sono nel DNA dell’Europa. Occorre credere di nuovo nel fatto che i diversi possono convivere creando un valore aggiunto che è più della somma dei singoli. Già Konrad Adenauer, altro Padre d’Europa citato dal Papa, avvertiva che la massificazione e la fuga dalla responsabilità sono minacce all’integrazione europea.

Il dialogo – parola chiave del pontificato – è talmente imprescindibile che Francesco lo indica come stile di vita individuale e collettivo, che richiede un vero apprendistato, grazie al quale imparare a coniugare incontro e memoria.

Infine, capacità di generare è prerogativa di una comunità che forgia cittadini in grado di assumere responsabilità personali e sociali; chiaramente il pensiero è rivolto in primis ai giovani, a cui l’attuale economia liquida impedisce un giusto accesso al lavoro e di conseguenza la possibilità di progettare, impegnarsi, mettersi in gioco. Il rimedio a questo modello è l’economia sociale di mercato, che persegue finalità proprie della dignità della persona, restituendo così all’Europa il sano umanesimo che le è proprio.

Alla rinascita dell’Europa la Chiesa contribuisce con la sua stessa missione, che è il Vangelo di Cristo. L’impegno di testimoni veri e credibili, permette all’acqua pura del Vangelo di rinvigorire le radici dell’Europa.

Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione. – Benedetto XVI, Parigi 12 settembre 2008 (Collège des Bernardines)

 

 

L’11 luglio la Chiesa celebra San Benedetto, Patrono primario dell’Europa. Per noi è l’occasione per chiederci nuovamente come celebrare questa ricorrenza senza retorica o automatismi.

Un'icona di San Benedetto

Un'icona di San Benedetto (fonte: Abbazia di Montecassino)

Una riflessione ci viene dalla situazione politico-economica dell’Europa di queste settimane, in cui la vicenda greca – argomento in cima alle agende europee da molti trimestri ormai – fa emergere le gravi contraddizioni dell’attuale Unione europea. La vita luminosa dei Santi ci può aiutare come una bussola, che orienta ci e – se seguita – permette di non perderci. Anche in questo caso, il fatto che San Benedetto abbia costruito una organizzazione così radicata come il monachesimo occidentale, di cui beneficiamo ancora oggi e a Dio piacendo per l’avvenire, sul binomio ORA ET LABORA è fecondo: ci ricorda che la sola dimensione orizzontale della vita umana non è sufficiente a colmare la sete di trascendenza che ci caratterizza come persone. Lo ha ricordato anche Papa Francesco al Parlamento europeo lo scorso novembre:

[I] Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente. [Vedi nostro articolo]

A volte la soluzione a un problema è data dal guardarlo con un respiro più ampio, maggiore. Con un pizzico di ottimismo, prescindendo da ogni intenzione dell’autore, vorrei richiamare una frase del premier italiano Matteo Renzi di qualche giorno fa, in cui ribadisce che “a noi stanno a cuore le sorti dei nostri concittadini di passaporto greco” (Bruxelles, 7/07/2015). Questa espressione insolita fa molto riflettere, perchè coglie un aspetto dell’integrazione europea che trae linfa dal principio della vita comune su cui si fonda la Regola di San Benedetto. Una frase che può aiutarci a porre il cuore oltre l’ostacolo e ricordarci che l’integrazione dei popoli dell’Europa è un processo positivo e irreversibile. Sulle modalità, chiaramente, si può discutere, ma un passo importante può essere pensare da “straniero” a “concittadino europeo di passaporto XXYY”.

San Benedetto, porta nel tuo cuore l’amata Europa e manda lo Spirito Santo a illuminare chi la governa e chi la popola

L’attesissimo discorso del Santo Padre all’assemblea dei deputati eletti nel Parlamento europeo non ha tradito le aspettative

Papa Francesco al Parlamento Europeo - Strasburgo, 25/11/2014

© European Union 2014 - European Parliament.

Si è trattato del più breve viaggio pontificio di sempre: appena 4 ore dall’atterraggio a Strasburgo al decollo per Roma, ma non è certo trascurabile l’importanza epocale delle parole pronunciate dal Santo Padre di fronte ai 751 membri del Parlamento europeo e – tramite loro – agli oltre «cinquantacento milioni» (simpatico inciampo di Bergoglio sull’italiano) di cittadini che li hanno eletti democraticamente lo scorso maggio. Per noi, che seguiamo con passione le relazioni fra Unione europea e comunità cristiana, si tratta di una pietra miliare che, a partire da oggi, ci fornisce ulteriore alimento per diventare cittadini più consapevoli e cristiani più equipaggiati al servizio dell’Europa.

Anzitutto l’obiettivo: speranza e incoraggiamento.

Il Papa evidenzia subito l’obiettivo delle sue parole: «indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e incoraggiamento». Si tratta di due atteggiamenti che hanno sempre caratterizzato il magistero pontificio sull’Europa: in Ecclesia in Europa (2003) San Giovanni Paolo II indicò “Gesù Cristo, vivente nella Sua Chiesa, sorgente di speranza per l’Europa”, mentre fin dagli albori dell’integrazione europea (la CECA è del 1952, la CEE del 1957) i Papi hanno salutato con approvazione e “pregiudizio positivo” gli sforzi di unificare l’Europa nella pace e nella riconciliazione.

Parte tutto dall’uomo e dalla sua dignità trascendente.

Francesco ha ricordato che ciò che ha animato i Padri fondatori dell’Europa era la fiducia nell’uomo, «non tanto in quanto cittadino, nè in quanto soggetto economico, ma [...] in quanto persona dotata di una dignità trascendentale». È legittimo avere una visione esclusivamente orizzontale dell’esistenza, tuttavia la conseguenza è sotto gli occhi di tutti: se l’uomo è padrone del proprio destino e la sua dignità non proviene che da se stesso, egli «rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare». I riferimenti all’ideologia consumista, alla civiltà dello scarto e al relativismo sono evidenti.

Cosa c’entra il Cristianesimo? Solo radici o anche futuro?

Sulla presenza di un Capo di Stato e al contempo massimo esponente di una comunità religiosa mondiale in un consesso politico-istituzionale, il Papa ha affermato con forza che il «contributo» del Cristianesimo all’identità profonda dell’Europa «non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l’indipendenza delle istituzioni dell’Unione, bensì un arricchimento». Ma Bergoglio non si ferma qui e si spinge un po’ oltre: «Sono convinto che un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità, possa essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente»; la frase si chiude con una citazione magistrale di Benedetto XVI: «perché è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza» (Discorso al Corpo diplomatico, 2013).

Il motto “Unita nella diversità” rende l’UE come una famiglia.

L’ultimo passaggio che intendo sottolineare in questa sede è l’elogio che il Papa ha espresso riguardo al motto dell’Unione europea, che come sappiamo è “Unita nella diversità”, la cui versione latina – In varietate concordia – è ancora più evocativa. La tensione fra unità e diversità può essere drammatica, ma Papa Bergoglio ancora una volta offre una chiave di lettura: «L’unità non significa uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero. In realtà, ogni autentità unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo se stesso senza timore». E questo, conclude il Papa, si realizza soamente mettendo «al centro la persona umana» e non i tecnicismi delle forze di potere.

La firma del Papa sul Libro d'Oro del Parlamento europeo

Auspico che il Parlamento europeo sia sempre più la sede dove ogni suo membro concorre a far sì che l'Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro per vivere con speranza il presente. © European Union 2014 - European Parliament.

 

 

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Tra le sei figure di Santi patroni dell’Europa, Santa Edith Stein è quella più vicina a noi storicamente. Nata a Breslavia (capitale della Slesia prussiana) nel 1891 da famiglia ebrea, al termine di un intensissimo percorso filosofico e spirituale giunge al Battesimo e alla scelta di consacrarsi come carmelitana. Perseguitata dal regime nazista, muore nella camera a gas il 9 agosto 1942. Il 1° ottobre 1999 papa Giovanni Paolo II la proclama Compatrona d’Europa insieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena.

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Fra il 22 e il 25 di questo mese i cittadini di 28 Stati membri dell’Unione europea voteranno i propri candidati che li rappresenteranno al Parlamento europeo per i prossimi 5 anni. Nel panorama confuso della vigilia, ci chiediamo tutti: come possiamo scegliere i nostri rappresentanti? Che direzione deve prendere oggi l’Europa, per continuare a essere un progetto valido e da sostenere? Una serata per ispirarci ad alcune risposte.

Scheda del libro (sito esterno)

Il libro-intervista di Alberto Campoleoni a Mons. Aldo Giordano (San Paolo, 2013)

Il prossimo giovedì 15 maggio Cooperazione Cristiana per l’Europa organizza un incontro di spiegazione e approfondimento in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 25 maggio. Il Segretario generale della COMECE, don Patrick DALY, interverrà presentando la Dichiarazione dei Vescovi europei pubblicata il marzo scorso e offerta come ispirazione a tutti i cattolici europei e gli uomini e donne che si ritrovano nei valori proposti dai nostri pastori. Il secondo intervento sarà del giornalista Alberto Campoleoni, che ha curato un’intervista (vedi immagine accanto) a Mons. Aldo Giordano, il quale si è occupato per circa vent’anni di Europa per conto della Santa Sede. Tenetevi quindi liberi:

Giovedì 15 maggio 2014 alle ore 20:45

Bologna, via delle Lame 116 [mappa]
presso Acli provinciali Leggi il resto di questo articolo »